Silenzio dell’indagato nelle operazioni di sequestro delle criptovalute – Chiara Buffon
Il contributo affronta il tema del rapporto tra il diritto al silenzio dell’indagato e la necessità degli inquirenti di accedere a informazioni criptate, in particolare a valute virtuali su portafogli non custodial, rispetto cui la conoscenza della chiave privata o della seed phrase è presupposto essenziale del sequestro. Sul fronte nazionale, ci si propone di vagliare il regime e la linea di confine tra informazioni con preminente funzione probatoria e altre con funzione identificativa, per orientarsi in sfide delicate quali l’applicabilità dell’istituto delle generalità all’identità patrimoniale (considerate le opportunità offerte dalla finanza decentralizzata) o all’identità digitale (ipotizzando l’aumento delle interazioni e delle attività nel metaverso), entrambe agenti in realtà celate al controllo di istituti o autorità centrali. Diversi esempi di key disclosure law, ossia norme che obbligano il cittadino a rivelare chiavi crittografiche o a sbloccare dispositivi protetti da password, hanno superato il test di compatibilità convenzionale in ragione della differenza tra coercizione usata per ottenere “prove dichiarative autoincriminanti” oppure “prove reali incriminanti” preesistenti alla dichiarazione che ne veicoli la scoperta (così, la Corte di Strasburgo nei confronti di Inghilterra e Francia). D’altronde, anche il legislatore unionale, dopo aver promosso l’utilizzo della blockchain, ha vietato la fornitura e la custodia di conti anonimi o che favoriscono l’anonimizzazione, sì da contrastare la diffusione di valute strutturate per l’opacità sistemica. L’identificazione certa degli utenti, a fronte dell’inferiorità di risorse che caratterizza i controllori rispetto ai controllati, sembra quindi la chiave di volta per disinnescare la tensione tra sviluppo tecnologico e gestione dei rischi di illecito.
This paper aims to address the relationship between the suspect’s right to remain silent and the need for investigators to access encrypted information, particularly virtual currencies on non-custodial wallets, with respect to which knowledge of the private key or seed phrase is an essential prerequisite for seizure. On the national front, it should be examined the regime of information with a primary evidentiary function or with an identifying function, to address sensitive challenges such as the applicability of the generalities’ legal framework to asset identity (considering the opportunities offered by decentralized finance) or to digital identity (assuming increased interactions and activities in the metaverse), both hidden from the control of central authorities. Several examples of key disclosure law, i.e. rules that oblige citizens to reveal cryptographic keys or unlock password-protected devices, have passed the compatibility test with the European Convention on Human Rights, thanks to the difference between the use of compulsion to obtain incriminatory statements or real evidence of an incriminatory nature, pre-existing to the possible declaration that vehicles evidence discovery (thus, the Strasbourg Court in relation to the United kingdom and France). Moreover, even the European Union system, after promoting the use of blockchain, has banned the provision and custody of anonymous accounts, in order to combat the spread of currencies structured for systemic opacity. The reliable identification of users, given the marked inferiority of resources that characterizes controllers compared to those controlled, seems to be the key to defusing the tension between technological efficiency and the management of risks of unlawful activity.
Dati o valute criptate, Diritto al silenzio, Obblighi di rivelare le chiavi
Encrypted data or asset, Right to remain silent, Key disclosure law
Il presente elaborato si inserisce nell’ambito del progetto “PRIN 2022 PNRR – Progetto: CRYPTOSAFE (Towards a safe seizure and confiscation of crypto-assets in criminal proceedings)”. Codice progetto P2022HW85A; CUP D53D23022280001. Principal Investigator: Prof. Jacopo Della Torre.

