La “crimmigration” italiana tra politica criminale e politiche criminali – Stefano Zirulia

Il contributo analizza l’evoluzione della crimmigration italiana nel XXI secolo, tenendo conto delle più recenti riforme nazionali (inclusi i c.d. decreti sicurezza 2025 e 2026) e senza trascurare le ultime novità introdotte dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. La prima parte del lavoro ricostruisce le tre tradizionali direttrici della contaminazione tra diritto penale e diritto dell’immigrazione. Sono esaminate, in particolare, le forme di criminalizzazione delle violazioni della disciplina amministrativa sull’ingresso e il soggiorno, le conseguenze migratorie derivanti dalla commissione di reati o da valutazioni di pericolosità sociale, nonché l’impiego di misure amministrative modellate sugli strumenti penali. Ne emerge un apparato caratterizzato da serie criticità sotto i profili dell’offensività, della proporzionalità, della riserva di legge e dell’effettività delle garanzie. La seconda parte del contributo esamina alcune politiche di controllo migratorio suscettibili di integrare fattispecie di reato, segnatamente i trattenimenti de facto, i respingimenti verso la Libia e le omissioni di soccorso in caso di naufragio, focalizzandosi sulle persistenti dinamiche di impunità che si oppongono al loro efficace perseguimento. Evidenziando l’asimmetria tra l’espansione del diritto punitivo in funzione di controllo dei flussi migratori e la sua parallela contrazione sul versante della tutela delle persone in movimento, il lavoro dimostra la necessità di ripensare il diritto penale dell’immigrazione sin dalle sue premesse di fondo, invertendo ciascuna delle due tendenze e così restituendolo alla sua vocazione di strumento di protezione dei diritti fondamentali.

This article critically examines the development of Italian crimmigration law in the XXI century, including domestic reforms of 2025 and 2026, and the implementation of the EU Pact on Migration and Asylum. The first part explores the three traditional dimensions of the convergence between criminal law and immigration law. It addresses the criminalisation of breaches of administrative rules on entry and residence, the immigration consequences attached to criminal conduct, and the use of administrative measures modelled on criminal-law instruments. The resulting framework raises significant concerns regarding the principles of harm, proportionality, legality, and the effective protection of procedural guarantees. The second part examines migration-control policies that may themselves fall within the scope of criminal offenses. It highlights that Italian criminal cases concerning de facto detention, returns to Libya, and shipwrecks reveal persistent patterns of impunity. A fundamental asymmetry thus emerges: punitive law expands when it protects the administrative management of borders, but retreats when migrants’ fundamental rights are infringed. The article therefore argues for a substantial reduction in criminalisation based solely on administrative irregularity and for stronger safeguards governing measures that are punitive in substance. At the same time, it discusses why and how criminal law must respond effectively to arbitrary deprivation of liberty, unlawful refoulement, and failures to rescue at sea. The overarching argument running through the article is that migration criminal law must be re-founded by stripping it of its border-enforcement function and restoring its role as an instrument for protecting the rights of people on the move.

crimmigration; diritto penale dell’immigrazione; controllo delle frontiere; detenzione amministrativa; soccorso in mare; impunità istituzionale

crimmigration; criminalisation of migration; border control; immigration detention; search and rescue at sea; institutional impunity

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