Atti del Convegno “Persona, colpevolezza, pena”, Pisa, 7-8 febbraio 2024 – Contributi di Giovannangelo De Francesco, Lucia Re, Lucia Risicato

Nei giorni 7 e 8 febbraio 2024 si è svolto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa il convegno “Persona, colpevolezza, pena. Libero arbitrio e imputazione normativa della responsabilità”. In esso si è trattato della colpevolezza come fondamento dell’imputazione della responsabilità penale e come categoria del reato, riservando particolare attenzione al rilievo oggi attribuito al libero arbitrio quale suo postulato. Si è inoltre discusso della rilevanza esimente che potrebbero assumere gli stati emotivi e passionali e i processi inconsci alla base delle nostre scelte d’azione, non senza tenere in considerazione le recenti acquisizioni neuroscientifiche concernenti le determinazioni e i condizionamenti organici dell’agire umano. Si è quindi provato a sondare la via di una più efficace personalizzazione del giudizio di rimproverabilità del reo, con le cui difficoltà ci si è confrontati anche in una prospettiva di taglio esplicitamente abolizionista e guardando comunque alle ricadute in termini di giustificazione della pena. Della dimensione normativa della colpevolezza si sono occupate alcune relazioni riguardanti lo spazio operativo e i criteri imputativi delle scusanti, mentre altre si sono concentrate sulla possibilità di riproporre le cadenze e i parametri di misurazione della colpevolezza in ambiti caratterizzati da maggiore “iato” fra le scelte dell’agente, da un lato, e la dinamica di realizzazione del fatto penalmente rilevante, dall’altro. Sono stati, infine, oggetto di specifica attenzione i problemi posti dall’avvento delle intelligenze artificiali e dalla possibilità di un loro impiego per cagionare offese penalmente rilevanti.


Libertà va cercando. una sintesi introduttiva su libero arbitrio e colpevolezza penale – G. De Francesco

Dopo essersi criticamente soffermato sul dibattito secolare tra deterministi e indeterministi, lo scritto s’interroga sul significato umano e sociale della libertà di autodeterminazione con riguardo alla colpevolezza penale, dedicando particolare attenzione alle cause scusanti e all’imputabilità. Specialmente in relazione a quest’ultima viene analizzata anche la questione del ruolo delle neuroscienze, pervenendosi, in conclusione, a valorizzare l’importanza di un più ampio approccio alla dimensione sul piano culturale del contesto in cui si sviluppa la libertà della persona. Conclude l’indagine una riflessione sui rapporti tra colpevolezza e prevenzione, volta a porne in risalto la correlazione inscindibile, nell’interesse sia del singolo che delle finalità dell’ordinamento penale. 

After critically focusing on the age-old debate between determinists and indeterminists, the paper questions the human and social meaning of freedom of self-determination having regard to criminal culpability. A special attention is paid to the causes of excusability and to imputability. In relation to the latter, the question of the role of neuroscience is also analysed, leading, in conclusion, to valorise the importance of a broader approach to the cultural dimension of the context in which the freedom of the person develops. The investigation concludes with a reflection on the relationships between culpability and prevention, aimed at highlighting the inseparable correlation, in the interest of both the individual and the purposes of the penal system


“In me la passione è più forte della ragione” . Un’analisi dei rapporti tra emozioni e colpevolezza – L. Risicato

L’articolata rilevanza delle emozioni nel diritto penale si fonda sull’interazione tra diritto e saperi extragiuridici. Le neuroscienze e gli studi psicologici e filosofici collocano, infatti, emozioni e sentimenti – assai eterogenei tra loro per intensità e durata – all’interno della coscienza. Deve poi considerarsi superata la distinzione, di origine aristotelica, tra emozioni “buone” e “cattive”. Le conseguenze, sul piano della colpevolezza, portano al graduale superamento del draconiano limite dell’art. 90 Cp., testimoniato dalla sempre più numerosa presenza di elementi “emotivi” di fattispecie. E tuttavia un diritto privo di emozioni fa paura almeno quanto un diritto che si impregni di umori e passioni, sorvolando sui suoi principi fondanti.

The articulated relevance of emotions in criminal law is based on the interaction between law and extra-legal knowledge. Neuroscience, psychological and philosophical studies place, in fact, emotions and feelings – very heterogeneous in intensity and duration – within consciousness. The distinction, of Aristotelian origin, between “good” and “bad” emotions must then be considered obsolete. The consequences, in terms of culpability, lead to the gradual overcoming of the draconian limit of the art. 90 of Italian Criminal Code, evidenced by the increasingly presence of “emotional” elements of the case. And yet a law devoid of emotions is at least as scary as a law that is imbued with moods and passions, overlooking its founding principles.


Violenza basata sul genere e “giustizia trasformativa”. Un’alternativa al sistema penale? – L. Re

Il saggio esamina le principali posizioni emerse in seno al movimento per la giustizia trasformativa, di origine statunitense, e ne valuta le pratiche dalla prospettiva delle risposte che le nostre società sono chiamate a dare alla violenza basata sul genere, sia perché questo è uno dei problemi di cui il movimento si è più occupato, sia perché in questo ambito emerge la tensione esistente fra questa prospettiva di giustizia trasformativa, i principi del diritto penale liberale che abbiamo ereditato dall’Illuminismo e importanti correnti della teoria giuridica e dell’attivismo femministi che si sono battute per la criminalizzazione della violenza contro le donne. L’argomentazione svolta consente di cogliere alcuni spunti significativi che il dibattito sulla giustizia trasformativa offre alla riflessione e alla pratica relative al diritto penale, al lavoro di polizia, alla giustizia riparativa e al movimento per il riconoscimento e il contrasto alla violenza basata sul genere. Essa mette in luce, tuttavia, anche i limiti di questo approccio radicale, promuovendo lo sviluppo di un sistema di giustizia statale “responsabile” e di una “politica della cura” che consentano di accogliere e affrontare le vulnerabilità sociali e psicologiche della vittima, del reo e dei contesti cui appartengono.

The essay examines the main positions that have emerged within the transformative justice movement born in the US. It evaluates its practices from the perspective of our societies’ responses to gender-based violence, which is one of the issues that the movement has been most concerned with. Such a perspective highlights the tension that exists between this transformative justice approach, the principles of liberal criminal law that we have inherited from the Enlightenment, and important currents of feminist legal theory and activism that have fought for the criminalization of violence against women. The paper shed lights on the insights that the transformative justice debate offers to reflection and practice related to criminal law, police work, restorative justice, and the movement to recognize and combat gender-based violence. It also highlights, however, the limits of this radical approach and promotes the development of a “responsive” justice system and a “politics of care” able to accommodate and address the social and psychological vulnerabilities of the victim, the offender and the contexts to which they belong.