Il dissolvimento delle posizioni di garanzia nel diritto penale degli appalti, tra vecchie incertezze e auspici futuri – Jacopo Della Valentina

Nell’introdurre speciali figure di “debitori di sicurezza” – dal committente al CSE, dal RL all’appaltatore – il microsistema delineato agli artt. 88 ss. Tusl, in materia di organizzazioni complesse nei cantieri mobili, sembra dare luogo a irrisolvibili rebus processuali, intrecciando in modo, talora, inestricabile distinte sfere di responsabilità: dove conduce l’interazione tra due clausole generali quali l’art. 113 e l’art. 40 cpv. cp? La prima disposizione persegue una mera funzione di disciplina, o ha valenza autenticamente incriminatrice? La posizione di garanzia merita ritrovare prudente limitazione ai poteri impeditivi dell’evento, ovvero è ormai sdoganata la sua estensione ai poteri intermedi di segnalazione o di sorveglianza? E dove rinvenirla: forse all’interno delle stesse disposizioni da cui si traggono le regole cautelari nel giudizio colposo? Come, dunque, distinguerla da queste ultime? Tanto più, ove si consideri l’esistenza di regole cautelari “relazionali”. Il predetto apparato normativo rappresenta un ottimo banco di prova, per chi intenda cimentarsi nella risoluzione dei quesiti sopra avanzati e, soprattutto, nella verifica della validità delle soluzioni proposte dalla dottrina. L’ipotesi, da verificare, è che il settore dei rischi interferenziali da lavorazione in appalto, pur da prevalente dottrina applicativamente assimilato ad altri contesti in cui opera la colpa in organizzazione – da quello societario a quello della protezione civile, passando per l’attività medica di èquipe – presenti in realtà alcune peculiarità sul piano interpretativo, meritevoli di essere adeguatamente approfondite al metro della corrispondente elaborazione giurisprudenziale.

By introducing specific roles of “safety debtors” – ranging from the client to the “CSE”, from the “RL” to the contractor – the framework set out in Articles 88 et seq. of the TUSL, concerning complex organisations on mobile construction sites, appears to give rise to intractable procedural conundrums, sometimes inextricably intertwining distinct spheres of responsibility: where does the interaction between two clauses such as Article 113 and Article 40(c) of the Criminal Code lead? Does the first provision serve a purely regulatory function, or does it have genuine incriminating force? Should the security position be subject to prudent limitation to powers to prevent the event, or has its extension to intermediate powers of reporting or supervision now been accepted? And where might this be found: perhaps within the very provisions from which the precautionary rules in negligence proceedings are derived? How, then, can it be distinguished from the latter? All the more so when one considers the existence of “relational” precautionary rules. The aforementioned regulatory framework provides an excellent testing ground for those wishing to tackle the questions raised above and, above all, to verify the validity of the solutions proposed by legal doctrine. The hypothesis, which remains to be verified, is that the area of interference risks arising from subcontracted work, although in prevailing legal doctrine treated in the same way as other contexts in which organisational negligence applies – ranging from corporate matters to civil protection, including medical teamwork – actually presents certain distinctive features in terms of interpretation, which merit adequate examination in the light of the relevant case law.

Posizioni di garanzia – gestione del rischio – sicurezza sul lavoro

Security positions – risk management – workplace safety

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