L’AGENTE SOTTO COPERTURA IN MATERIA DI DELITTI CONTRO LA PUBBLICAZIONE AMMINISTRAZIONE: UNA (IN)ATTESA RIFORMA. NOTE A MARGINE DELLA LEGGE “SPAZZA-CORROTTI” – Anna Francesca Masiero

Tra le molteplici novità introdotte dalla legge n. 3 del 2019, nota anche come “Spazza-corrotti”, si annovera l’estensione della tecnica investigativa speciale delle operazioni sotto copertura alla materia dei delitti contro la Pubblica Amministrazione. Tale estensione, resa necessaria – a detta del “governo del cambiamento” – dalle crescenti difficoltà probatorie connesse alla tipologia di reati in parola, va tuttavia indagata sotto diversi profili, non ultimo quello dell’opportunità politico-criminale della riforma. Il presente contributo, ripercorso anzitutto il dibattito dottrinale e giurisprudenziale in merito alla figura dell’agente provocatore, si focalizza poi sull’evoluzione legislativa dell’agente infiltrato ed, in particolare, sul suo ingresso nel settore dei delitti contro la P.A., al fine di evidenziare pro e contro di una siffatta – prime facie, non proprio oculata – scelta legislativa.

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L’IMPLEMENTAZIONE DEL D.LGS. 161/2010 SUL RECIPROCO RICONOSCIMENTO DELLE SENTENZE DI CONDANNA A PENA DETENTIVA: UN CASO DI DOPPIO FALLIMENTO – VaLeria Ferraris

Questo articolo si propone di contribuire alla limitata letteratura relativa all’implementazione della “Decisione-quadro 2008/909/GAI del Consiglio del 27 novembre 2008 relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento alle sentenze penali che irrogano pene detentive o misure privative della libertà personale, ai fini della loro esecuzione nell’Unione europea” sul trasferimento dei detenuti comunitari. Il saggio si concentra sul funzionamento complessivo di questo meccanismo di cooperazione penale in Italia e sul ruolo dei diversi attori coinvolti nei casi di trasferimento di un condannato dall’Italia all’estero. Con un approccio socio-giuridico vengono offerti alcuni spunti di riflessione a partire dal funzionamento del meccanismo di cooperazione, sulla difficoltà non solo di europeizzare l’esecuzione penale ma più in generale della giustizia italiana di garantire una legittima pretesa da parte dei detenuti comunitari a causa di ragioni tecniche, della difficoltà dell’amministrazione di adottare soluzioni organizzative efficaci e di un agire che tende a ripetere schemi consolidati e routinari sacrificando i diritti dei detenuti senza tuttavia ottenere significativi risultati nella auspicata riduzione del sovraffollamento.

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RIFLESSIONI SUL 41-BIS A MARGINE DELLA SENTENZA PROVENZANO C. ITALIA – Giulia Colavecchio

La Corte europea dei diritti umani, pronunciandosi sul caso Provenzano c. Italia, ha condannato l’Italia per violazione dell’art. 3 Cedu, con riferimento ad un provvedimento di proroga del regime detentivo speciale di cui all’art. 41-bis Op emesso pochi mesi prima della morte del ricorrente, nonostante le sue severe condizioni di salute e il grave deterioramento cognitivo da cui era affetto. Questa sentenza, sollevando un’ondata di sdegno penal-populistica, ha riaperto il dibattito pubblico sulle luci e le ombre del regime differenziato. In questo contributo è contenuta una riflessione, dalla prospettiva di studio internazionalistica, sulla ratio effettiva del “carcere duro” e sui temi spinosi della motivazione dei decreti di proroga e dell’onere della prova, nonché sulla compatibilità di tale regime penitenziario con le norme di Diritto internazionale dei diritti umani che impongono il divieto di tortura e di pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.

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