IL CONTRIBUTO CONTRA SE DELLA VITTIMA, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALL’INVESTIMENTO DEL PEDONE IMPRUDENTE – Giuseppe Marino

La giurisprudenza sul contributo colposo della vittima riflette un certo grado di incertezza con cui il tema viene affrontato a livello dogmatico. A partire da una recente pronuncia della Cassazione, il presente lavoro mira a ricostruire i tratti essenziali del dibattito teorico in materia. Gli effetti dell’accertamento del concorso colposo della persona offesa possono spaziare, in astratto, dall’attenuazione della responsabilità penale, con la correlata riduzione del risarcimento del danno spettante alle parti civili, fino ad arrivare, in casi estremi, all’assoluzione dell’imputato per interruzione del nesso causale o per mancanza di colpa. Tali sforzi teorici, che passano inevitabilmente da una riflessione sulla portata dei principi di affidamento e di autoresponsabilità, vengono tuttavia nella sostanza disattesi nelle pronunce sull’investimento del pedone imprudente, ove la giurisprudenza riduce ai minimi termini – e non senza contraddizioni – l’effetto assolutorio del contributo contra se, limitato in definitiva ai meri profili sanzionatori e risarcitori.

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IL QUADRO DELLA RESPONSABILITÀ PENALE COLPOSA IN CAMPO MEDICO DOPO LA LEGGE GELLI-BIANCO. QUALCHE CERTEZZA E TANTI DUBBI IRRISOLTI – Antonella Merli

In precedenti scritti mi sono occupata di alcune questioni sollevate dalla legge Gelli-Bianco in tema di responsabilità degli esercenti la professione sanitaria per i delitti di omicidio o di lesioni personali colpose. Allargando ancora di più il campo, mi propongo qui di svolgere alcune considerazioni sui nodi problematici dell’enigmatica disposizione di cui all’art. 590-sexies c.p., con particolare riguardo all’opzione interpretativa, comunemente accolta, che limita l’esonero da responsabilità del medico per colpa lieve alla condotta imperita e a quella maturata nella fase esecutiva.

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NEOFASCISMO E DINTORNI: LA “RESISTENZA” DELLA DIMENSIONE OFFENSIVA DEL TIPO CRIMINOSO – Domenico Notaro

La recrudescenza di episodi di revanscismo neofascista induce a verificare se le manifestazioni di simpatia verso le ideologie vietate dalla XII disposizione finale della Costituzione, soggiacciano alle fattispecie penali della legge n. 645/1952, che incrimina gli atti prodromici alla ricostituzione delle organizzazioni fasciste. Tale indagine risale all’annosa tematica dei limiti di configurabilità dei c.d. reati di opinione, stretta qui fra la necessità di rispettare il vincolo di necessaria offensività dei fatti meritevoli di assumere rilievo penale, e la direttrice costituzionale che attinge i contenuti degli orientamenti di pensiero: l’uno e l’altra operanti sinergicamente per delineare i termini di estensione delle fattispecie destinate ai neofascisti. L’occasione è però utile anche per sondare l’adeguatezza delle norme correnti, in particolare nei confronti dei più attuali movimenti ideologici antidemocratici e xenofobi che si mostrano pervicacemente ostili a riconoscere i diritti di ciascun individuo sia come singolo che come membro di determinate comunità.

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