STUPEFACENTI: MEGLIO “DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO” OPPURE “UN FASCIO PER OGNI ERBA?” – Ombretta Di Giovine

Da una ricognizione dell’evoluzione dei formanti legislativo e giurisprudenziale emerge come, a fronte della variabilità dell’assetto di diritto positivo, i giudici abbiano costantemente cercato di restringere le maglie della responsabilità penale in tema di sostanze stupefacenti. Ci si interroga quindi sulle ragioni di tale divergenza. Nel conflitto tra argomenti (nessuno decisivo) a favore e contro la repressione delle condotte in tema di droga, si conclude che tale divergenza dipende dall’irriducibile varietà del fenomeno che non si presta ad una puntuale disciplina legislativa, ma il cui reale peso criminologico può essere conosciuto dal giudice soltanto in rapporto al caso concreto. Di conseguenza, l’assetto attuale di tutela, salvo che per evidenti eccessi sanzionatori, appare l’unico realisticamente sostenibile.

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BREVI RIFLESSIONI SULLE “CONFISCHE MODERNE” – Francesco Pio lasalvia

Le confische per sproporzione – che nel presente lavoro sono definite “moderne”  in contrapposizione alla tradizionale ma superata confisca come misura di sicurezza – sono ormai diffuse in tutti i Paesi europei sotto la qualificazione giuridica di misure civili o amministrative, ma mai dichiaratamente sanzionatorie.Nel presente scritto, analizzate le maggiori criticità dell’istituto – il catalogo dei delitti presupposto, la presunzione di illecito arricchimento, l’inversione dell’onus probandi – ci si interroga sulla controversa natura giuridica, in bilico ormai tra l’appartenenza al diritto penale o al diritto civile.

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LE NORME ‘SPAZZAPRESCRIZIONE’ NELLA L.N.3/2019 – Antonio Cavaliere

Mentre la disciplina della prescrizione introdotta dalla l. n. 103/2017, pur censurabile, si limitava a rendere più difficile l’intervento della prescrizione attraverso la previsione di periodi di sospensione dopo la sentenza di condanna di primo grado, con la l. n. 3/2019 – nota come ‘spazzacorrotti’ – l’orientamento ‘spazzaprescrizione’ travolge ogni argine: dopo qualunque sentenza di primo grado la durata del processo non è più condizionata dalla possibilità della prescrizione. Ma in tal modo vengono violati principi e diritti costituzionalmente sanciti dell’imputato. L’inoperatività della prescrizione determina infatti il rischio, da un lato, di una punizione ormai illegittima sul piano delle finalità della pena e della personalità della responsabilità penale; dall’altro, di una durata irragionevole del processo e, dunque, di una soggezione temporalmente sproporzionata della persona al procedimento penale.

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