IL PROCESSO ALL’ART. 580 DEL CODICE PENALE NELLA PIÙ RECENTE GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE: ALLE ORIGINI DI UNA NUOVA IDEA DI GIUSTIFICAZIONE – Antonino Sessa

L’ordinanza n. 207 del 2018 e la recentissima decisione del 25 settembre del 2019 rappresentano il chiaro contributo della giurisprudenza costituzionale al riconoscimento di nuove situazioni meritevoli di tutela che, per soggetti vulnerabili competenti ed in determinate condizioni, individuano nelle modalità costitutive di esercizio del diritto all’aiuto ‘nel’ morire, in funzione di concretizzazione del più generale diritto alla consapevole autodeterminazione terapeutica (artt. 2, 3, 13 e 32 Cost.), le ragioni su cui fondare razionali limiti ad una incriminazione, si pensi proprio alla condotta di aiuto al suicidio ex art. 580 Cp, ogni volta in cui essa in via assoluta si riveli lesiva di diritti fondamentali, anche quando ‘infelici’. Nel diritto penale provvisorio, allora, così come ridisegnato dal giudice delle leggi, una nuova idea di giustificazione, quella procedurale appunto, sembra completare lo statuto penale delle scriminanti in cui, a differenza  di quella tradizionale o sostanziale, essa assurge a strumento di protezione primaria di beni – il pluralismo etico –, per una legittimazione pubblicistica ex ante di condotte lesive solo così in grado di garantire un ordinato vivere civile libero da caotiche situazioni giuridiche pur sempre in agguato. Ed allora appare del tutto evidente, in un tale contesto sistematico, il contributo della giustificazione procedurale anche alla costruzione di quel diritto penale dell’eguaglianza che, proprio con l’esercizio di una libera e consapevole autodeterminazione terapeutica, finisce per rendere indispensabile il necessario riassetto razionale della complessiva normativa di fine vita la quale, fuori da aporie sistematiche, pure sembra trovare conferma ed attuazione in prospettiva de lege ferenda.

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SUICIDIO MEDICALMENTE ASSISTITO E OMICIDIO DEL CONSENZIENTE PIETATIS CAUSA: PROBLEMATICHE IPOTESI DI TIPICITÀ PENALE – Antonio Nappi

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L’idea di un diritto indisponibile dal proprio titolare è in sé problematica, dando luogo a un ossimoro paternalistico, incompatibile con il principio pluralistico. Auspicabile, quindi, appare il superamento dell’impostazione del vigente codice penale, che sanziona penalmente l’omicidio del consenziente e il suicidio assistito, senza eccezione alcuna e, quindi, anche se attuati pietatis causa e con assistenza medica. Ne derivano, tra l’altro, discriminazioni tra pazienti irreversibili che vorrebbero porre fine alla propria esistenza: essi possono evitare un’indesiderata agonia solo se, per la natura della malattia che li affligge, non intraprendere o interrompere trattamenti sanitari salvavita comporti una morte pressoché immediata. In prospettiva di riforma, la mancanza dell’offesa (in virtù del consenso del titolare del diritto), unitamente alle ulteriori ragioni addotte nell’indagine, suggerirebbe di escludere la stessa tipicità penale della condotta del medico che attui un omicidio del consenziente pietatis causa oppure, se vogliano muoversi passi in questa diversa direzione, il suicidio assistito. La previsione di una causa di esclusione della tipicità, operante solo in presenza di rigorosi presupposti normativamente individuati, andrebbe accompagnata da una complessiva strategia di politica criminale volta, da un lato, a valorizzare, oltre che l’autodeterminazione terapeutico/clinica, l’aspetto solidaristico; dall’altro, a prevenire abusi e strumentalizzazioni a cui i pazienti irreversibili sono particolarmente esposti, per la loro condizione di estrema vulnerabilità. 

DISCIPLINA DELLE PENE ACCESSORIE ED APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI NELLA L. 9 GENNAIO 2019 N. 3 – Enrico marzaduri

Con l’intervento normativo in commento, il legislatore ha attribuito al giudice del ‘patteggiamento’ un discutibile potere discrezionale a proposito dell’applicazione delle pene accessorie, e ciò anche per ipotesi nelle quali l’applicazione di dette misure era obbligatoria, così andando in contrasto, inconsapevolmente, con la logica repressiva perseguita dalla l. n. 3 del 2019.

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