SANZIONI PECUNIARIE CIVILI E SANZIONI AMMINISTRATIVE. QUALI ALTERNATIVE ALLA TUTELA PENALE: PROBLEMI E PROSPETTIVE – Alberto Gargani

Il duplice e, in parte, innovativo intervento di depenalizzazione del 2016 pone di fronte alla necessità di verificare i riflessi che la tendenza alla graduale omologazione e omogeneizzazione – in ambito punitivo – delle garanzie sostanziali e processuali, indotta dall’affermazione della nozione convenzionale di “materia penale”, è suscettibile di provocare sulle politiche di ‘degradazione’ dell’illecito penale. Alla luce delle istanze di flessibilizzazione e di semplificazione che tradizionalmente alimentano i processi di depenalizzazione, nel fronteggiare la persistente esigenza di riduzione della rigidità della legalità ‘penale’ il nostro ordinamento deve fare i conti da un lato, con insopprimibili necessità deflattive, dall’altro, con nuovi e inediti vincoli di garanzia di matrice sovra-nazionale, destinati a incidere profondamente sull’an e sul quomodo del principio di sussidiarietà.

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LA PROGRESSIVA SAGOMATURA DELLA MESSA ALLA PROVA PROCESSUALE – Valentina Bonini

Il contributo parte dall’analisi della posizione assunta dalla Corte costituzionale nelle pronunce adottate in tema di sospensione del processo con messa alla prova, per tentare una coniugazione della componente sostanziale e di quella processuale dell’istituto, evidenziandone le analogie e le specificità rispetto agli altri procedimenti speciali e, segnatamente, al c.d. patteggiamento. Quest’ultimo, invero, viene in più occasioni richiamato da giurisprudenza e dottrina per orientare l’interprete alle prese con
lacune normative o con tentativi di ricostruzione sistematica della probation processuale, ma tale parallelo trova un limite nella diversità delle conseguenze – ora sanzionatorie, ora liberatorie – che derivano dai due procedimenti speciali.

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LA RISERVA DI CODICE (ART. 3-BIS CP) TRA DEMOCRAZIA NORMANTE E PRINCIPI COSTITUZIONALI. APERTURA DI UN DIBATTITO – Massimo Donini

Lo studio analizza la recente disciplina sulla riserva di codice (art. 3-bis c.p.) come scelta legislativa vincolata tra codice e leggi speciali “organiche”. La riforma è commentata non solo nelle debolezze del rango meramente legislativo della norma e dal punto di vista del partito degli scettici, e del partito della decodificazione, storica o futurista, ma anche alla luce del quadro costituzionale attuale (norma che legifica a livello di topografia legislativa i principi di determinatezza e ultima ratio) o possibile (proposte di una riserva di legge penale rafforzata) per una sua migliore realizzazione. L’attuazione modestissima e problematica dell’art. 3-bis c.p. operata dentro al codice dal precedente Parlamento, è quindi esaminata alla luce del dibattito storico e più recente sul destino delle diverse decodificazioni (le vecchie e le nuove), sulla inflazione del diritto penale e sulla permanente capacità orientativa del modello-codice come luogo dove si materializzi un ordine pensante del sistema non sostituibile da quello dei diversi e contingenti interpreti privati (dottrina) o pubblici (giurisprudenza). Un dibattito mai chiuso e semmai da riaprire in vista di una ricompilazione codicistica in progress.

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