LE MODIFICHE AL REGIME DI PROCEDIBILITÀ A QUERELA INTRODOTTE DAL D. LGS. 10 APRILE 2018, N. 36 – Caterina Paonessa

Nel tradurre in regole operative le indicazioni di principio fissate dalla c.d. riforma Orlando, il d. lgs. 10 aprile 2018 n. 36 ha ampliato le ipotesi di procedibilità a querela con riguardo a talune previsioni incriminatrici codicistiche a tutela della persona e del patrimonio. In tale contesto, la metamorfosi dell’originario regime di procedibilità ex officio, sovrapponendosi all’epilogo estintivo correlato al possibile impiego del meccanismo procedurale delineato dall’art. 162-ter Cp, mirava a soddisfare un chiaro intento deflattivo, che, di fatto, però, ha finito per rivelarsi ben più circoscritto delle aspettative. Nondimeno, il carattere retroattivo dell’affidamento dell’input per la perseguibilità alla persona offesa ha sollevato interessanti problematiche applicative in ordine all’estensione della regolamentazione transitoria, lasciando aperti alcuni nodi interpretativi anche a seguito dell’intervento delle stesse Sezioni Unite.

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DIRITTO ALLA VITA E AUTOTUTELA PRIVATA DI BENI PATRIMONIALI: IL PROBLEMATICO CONFRONTO CON L’ART. 2 CEDU – Alberto Gargani

Ai ricorrenti tentativi di introdurre nell’ordinamento penale forme di legittima difesa “allargata” si è soliti obbiettare l’illegittimità costituzionale e convenzionale di presunzioni di proporzionalità (e necessità) della reazione difensiva, soprattutto nel caso della difesa di beni patrimoniali. Invero, l’art. 2 CEDU, così come interpretato ed applicato dalla Corte di Strasburgo, non si presta, almeno per adesso, ad essere utilizzato quale limite all’autodifesa privata di beni patrimoniali in rapporto alla tutela del diritto alla vita. Ciò comporta incertezze e criticità che finiscono per alimentare derive securitarie, volte a dilatare indebitamente l’area della giustificazione.

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BENE GIURIDICO E MODELLI DI TUTELA NELLA DISCIPLINA DEGLI ILLECITI ALIMENTARI: RIFLESSIONI DE IURE CONDENDO (ANCHE) NELLA PROSPETTIVA DELLA RISERVA DI CODICE – Giuseppe Toscano

Il contributo si propone di ricostruire, attraverso le lenti del bene giuridico, il complesso sistema degli illeciti in materia alimentare, oggi solcato da una pletora di fonti normative di diversa matrice e di ardua intellegibilità. La materia della sicurezza alimentare, come è noto, pone peculiari problemi di disciplina legati non solo al tecnicismo dei precetti, ma soprattutto al coinvolgimento di interessi di rango apicale che, in situazioni di incertezza scientifica, rendono concreto il rischio di un’eccessiva espansione dell’intervento punitivo. Partendo da un’analisi del dato positivo vigente e delle più recenti proposte di riforma si cercheranno di individuare, alla luce dei principi di offensività e di extrema ratio, i margini di operatività della sanzione penale in siffatti contesti. Nell’esaminare i possibili contenuti di un intervento riformista, risulterà infine necessario un raffronto con il principio della riserva di codice, onde verificare se esso vincoli il legislatore al suo rispetto anche in subiecta materia o se, viceversa, sia più opportuno derogarvi e mantenere parte della disciplina penale in argomento all’interno della legislazione complementare extra codicem

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