PERMESSI PREMIO E REATI OSTATIVI. CONDIZIONI, LIMITI E POTENZIALITÀ DI SVILUPPO DELLA SENT. 253/2019 DELLA CORTE COSTITUZIONALE – Marco Pellissero

Con al sent. 253/2919 la Corte costituzionale incrina la disciplina dei reati ostativi rispetto ai permessi-premio, rompendo la presunzione che la non collaborazione sia sintomatica della permanenza di collegamenti con la criminalità organizzata. La pronuncia si colloca nel clima della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che nel caso Viola c. Italia ha ravvisato la violazione dell’art. 3 CEDU nella disciplina del c.d. ergastolo ostativo e, pur limitandosi ad intervenire sulla disciplina dei permessi-premio, lascia presagire più ampi sviluppi all’indebolimento della rigidità delle preclusioni di cui all’art. 4-bis ord. penit. Fissa, tuttavia, anche un regime di prova particolarmente rafforzato che rischia, di fatto, di contenere gli effetti del superamento della ostatività sulle effettive concessioni di permessi-premio.

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LA CALUNNIA DIFENSIVA AI CONFINI DEL DIRITTO DI DIFESA: SULLA NECESSITÀ DI DISTINGUERE TRA CALUNNIA IMPLICITA E CALUNNIA-MEZZO – Alessandro Spena

La giurisprudenza sembra avere ormai individuato un criterio sufficientemente stabile per decidere quando la calunnia difensiva sia lecita e quando non lo sia: a tal fine, occorrerebbe verificare che tra calunnia e difesa corra (quella che i giudici chiamano) una stretta connessione funzionale; la quale, peraltro, dipenderebbe anche dalle modalità concrete della calunnia: quanto più dettagliata e credibile sia questa, tanto meno stretta sarebbe la sua connessione funzionale con la difesa. Nell’articolo si sostiene che, sebbene le soluzioni giurisprudenziali alle quali si giunge in applicazione di questo criterio appaiano generalmente condivisibili, il criterio stesso ne costituisce una giustificazione insufficiente e contro-intuitiva. Una giustificazione adeguata richiede, invece, che si distingua tra calunnia come mezzo difensivo e calunnia implicata nella negazione dell’addebito: solo quest’ultima, non la prima, lecita in quanto esercizio del diritto di difesa.

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LA NUOVA LEGITTIMA DIFESA DOMICILIARE TRA ABOLITIO CRIMINIS E SUCCESSIONE DI LEGGI PENALI NEL TEMPO – Giuseppe Amarelli

La recente e controversa riforma della legittima difesa domiciliare, una volta giunta al vaglio della giurisprudenza, ha inevitabilmente sollevato diversi problemi interpretativi. Oltre alle più prevedibili incertezze ermeneutiche formatesi in ordine alla dimensione realmente innovativa delle modifiche legislative apportate agli artt. 52 e 55 c.p., ne sono affiorate altre sul versante del diritto intertemporale. In particolare, si è discusso se i nova normativi ampliativi delle ipotesi scriminate di difesa domiciliare abbiano dato vita ad una vera e propria abolitio criminis,oppure abbiano integrato un fenomeno di mera successione di leggi penali nel tempo. Come si vedrà, la soluzione di tale questione – particolarmente rilevante, perché solo nella prima eventualità è possibile estendere gli effetti in bonam partem della riforma ai fatti rispetto ai quali si sia già formato il giudicato – è strettamente connessa a complessi profili dommatici, dimostrando come la teoria generale del reato continui ad essere foriera di significativi risvolti applicativi.

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