LE INSANABILI ANTINOMIE DELLA TORTURA. MODELLI DI VERITÀ E SIGNIFICATO DEL DOLORE NELLA QUAESTIO PER TORMENTA MEDIEVALE – Michele Pifferi

Il contributo prende spunto dall’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano e dal dibattito sulla possibile ammissibilità della tortura come strumento estremo di contrasto al terrorismo, diffusosi in particolare negli Stati Uniti dopo l’11 settembre, per ripensare come la dottrina medievale ha fondato e giustificato la quaestio per tormenta. In particolare, poiché le fonti descrivono la tortura come mezzo per scoprire la verità estraendola forzosamente dal corpo dell’imputato, saranno analizzati il significato di veritas processuale cui l’interrogatorio doloroso può condurre e il nesso, religioso e culturale, tra verità, corpo e dolore. Fallace e pericolosa ma necessaria, la tortura era una manifestazione di potere, che tuttavia rinviava a discorsi, pratiche (come la confessione sacramentale) e iconografie radicati nella mentalità dell’uomo medievale, così come oggi gli argomenti giuridici del ticking bomb e le immagini dei corpi torturati a Guantanamo o Abu Grahib fanno leva sulla cultura della paura e sulla disumanizzazione del nemico.

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PERCORSI INTERPRETATIVI IN TEMA DI PROFITTO DEL REATO NELLA CONFISCA – Riccardo Borsari

A fronte della crescente e consistente presenza nel nostro ordinamento di molteplici e variegate ipotesi di confisca, permane grande incertezza circa la identificazione del concetto di profitto (confiscabile), questione di primaria rilevanza sul piano teorico non meno che applicativo. Il contributo mira ad analizzare in chiave critica la ricostruzione giurisprudenziale di detto concetto, evidenziando talune rilevanti incongruenze interpretative proprio laddove la complessità della materia, sottoposta anche a consistenti influssi sovranazionali, predicherebbe peculiare solidità concettuale e attenzione ai fondamentali del diritto penale.

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L’ERRORE NELLA LEGITTIMA DIFESA: DAL CRITERIO DEL ‘DIFENSORE MODELLO’ AL GIUDIZIO ‘AD PERSONAM’ ? – Daria Perrone

Il contributo si sofferma sul rapporto tra colpa e scriminanti, con particolare riferimento ai criteri di accertamento della condotta colposa in caso di errore.  Se la giurisprudenza ha finora privilegiato una valutazione ex ante su base ontologica totale secondo la prospettiva del c.d. difensore modello, lo scenario potrebbe mutare a seguito delle modifiche introdotte con la l. 26.4.2019, n. 36 in tema di difesa domiciliare. Occorre chiedersi se, in relazione ai casi di eccesso “emotivo”, la riforma segni il passaggio ad un accertamento ad personam legato alle caratteristiche dell’agente concreto.

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